Napoli, altro che Gattuso: il salto di qualità spetta a De Laurentiis

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Giovanni Armanini

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Aurellio De Laurentiis non è uno Zamparini qualsiasi.

In questi anni i suoi allenatori (Mazzarri, Benitez, Sarri) hanno sempre goduto di massima fiducia e i divorzi sono avvenuti per volontà loro più che della società.

Bisogna partire da qui per valutare la scelta di cambiare da Ancelotti a Gattuso.

Il Napoli è passato da allenatori di campo ad un allenatore manager, che molto spessa delega al figlio e agli altri collaboratori la gestione del quotidiano.

Ma questo non ha funzionato,  e questo ha generato una crisi non solo tecnica ma anche societaria, che tocca tutto l’ambiente.

La speranza dei tifosi napoletani è che Gattuso metta a posto le cose e riporti in alto il Napoli.

Ma il problema è a monte: fin qui le scelte societarie sul mercato hanno reso molto. I giocatori valorizzati (Cavani e Higuain su tutti) hanno portato plusvalenze importanti che hanno finanziato gli investimenti successivi.

Ma il club non è cresciuto in termini commerciali (sponsor), di ricavi in generale, di blasone e appetibilità internazionale.

Quest’estate, ad esempio, non si è arrivati agli obiettivi più onerosi (James Rodriguez) alzando l’asticella di valore del mercato possibile.

In questi anni inoltre il Napoli ha sempre sacrificato le vittorie possibili (Europa League) sull’altare degli obiettivi più remunerativi.

Nonostante ciò il gap con la Juve è cresciuto, dopo essere stato quasi colmato al termine del ciclo sarrista.

Il problema del Napoli da qui avanti sarà strutturale più che tecnico.

De Laurentiis mesi fa dichiarava di aver rifiutato soldi arabi pronti a investire nel club.

Ci ripensi, se possibile. Il Napoli ha bisogno di una dimensione internazionale e di una società solida e strutturata: di soci finanziatori di peso, non di un Cda a conduzione familiare.

Senza questa svolta rimarrà, nelle migliori stagioni, un gigante dai piedi d’argilla, nelle peggiori semplicemente una bella idea incompiuta.