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·30 de agosto de 2025

Milan, la scommessa di un mercato che guarda al bilancio: ma la Champions è sempre più necessaria

Imagem do artigo:Milan, la scommessa di un mercato che guarda al bilancio: ma la Champions è sempre più necessaria

A poche ore dalla conclusione della sessione estiva di calciomercato (prevista per lunedì 1 settembre alle ore 20.00) non sono pochi i tifosi milanisti, almeno all’interno del nostro lettorato, che si dicono perplessi da come la società di Gerry Cardinale ha condotto le negoziazioni.

In termini economici il nuovo direttore sportivo Igli Tare ha dimostrato di sapere vendere molto bene. Considerando anche la finestra di mercato di inizio giugno (nella quale il Milan ha ceduto Tijani Reijnders al Manchester City per 57 milioni di euro più bonus, intascando una maxi plusvalenza di quasi 45 milioni) il club di via Aldo Rossi ha incassato qualcosa come quasi 170 milioni di euro in questo mercato (in attesa della probabile cessione di Chukwueze al Fulham, alla quale potrebbe sommarsi quella di Musah all’Atalanta).


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Guardando al bilancio 2025/26, le operazioni concluse (considerando anche l’esterno d’attacco nigeriano) farebbero registrare il record storico di plusvalenze mai ottenuto dalla società rossonera su un singolo esercizio. Anche sul lato acquisti molto è stato compiuto tanto che il Milan ne ha messi a segno ben otto con un esborso di oltre 140 milioni. Il punto però è che Tare e il suo staff sanno benissimo che la rosa non è al completo tanto da essere stato tra i più attivi nelle trattative in questi ultimi giorni di mercato. E in particolare, e al di là di come terminerà la questione sui possibili sbarchi a Milanello di Adrien Rabiot e di un difensore centrale (circola il nome di Akanji), a lasciare perplessi è soprattutto l’evoluzione delle operazioni sul centravanti.

IL VALZER DELLE PUNTE IN CASA MILAN

Entrando nello specifico va notato che sin da quando è tornato nell’organigramma rossonero al termine di maggio Massimiliano Allegri aveva lasciato intendere di non considerare Santiago Gimenez il centravanti ideale per la squadra che aveva in mente. E questo nonostante il messicano fosse stato prelevato non più tardi di gennaio dal Feyenoord per 32 milioni di euro più bonus.

Per questo l’allenatore livornese ha da subito spinto per l’acquisto di Dusan Vlahovic dalla Juventus. Un’operazione apparsa subito non semplice visti i costi legati all’ingaggio del giocatore ma anche per la sorta di guerra di nervi tra il serbo e il management bianconero e tra la stessa Juventus e il Milan (temi analizzati per altro in un precedente articolo di questa testata).

Viste le difficoltà per giungere a Vlahovic (anche se non sono escluse sorprese da qui al termine delle negoziazioni, nonostante le parole del Direttore Generale bianconero Damien Comolli) i rossoneri hanno puntato su Rasmus Hoijlund del Manchester United, trattativa che però si è arenata presto viste anche le pretese del club inglese e del calciatore in termini di condizioni dell’operazione. Pretese che tuttavia non hanno frenato il Napoli che è piombato sull’ex Atalanta immediatamente dopo l’infortunio di Lukaku e che dovrebbe chiudere l’affare con il danese tra non molto.

Il terzo profilo messo nel mirino da Tare è stato quello di Victor Boniface del Bayer Leverkusen, con il nigeriano che è stato talmente vicino a vestire la maglia del Diavolo da venire a Milano a sostenere le visite mediche. Queste però non hanno convinto e il centravanti è tornato in Germania senza che l’operazione si concludesse. La cosa sorprendente, in negativo, è che le perplessità sulle condizioni del centravanti africano pare fossero abbastanza note tra gli addetti ai lavori tanto che la Roma non avrebbe voluto approfondire uno scambio con Artem Dovbyk proprio per questo motivo. E questo non può che stupire vista l’esperienza di Tare sul mercato.

Saltato Boniface, il Milan si è orientato su Conrad Harder, danese dello Sporting Lisbona. L’operazione però non è andata in porto soprattutto per le difficoltà dei portoghesi di trovare un sostituto in breve tempo dopo avere ceduto anche Viktor Gyokeres (all’Arsenal) in questa stessa sessione di mercato per 63 milioni più bonus.

Harder, d’altronde, potrà essere anche un grande talento potenziale, però non si può negare, osservando il suo minutaggio nello Sporting (poco più di 1.000 minuti in 37 presenze tra campionato e Champions) come il danese fosse nei fatti la riserva di Gyokeres all’Alvalade. E nello stesso tempo non si può non notare ancora una volta la differenza tra il campionato inglese e quello italiano: le grandi di Premier League vanno sul titolare assoluto e quelle del calcio italiano sul suo sostituto.

Dopo quattro tentativi andati male il Milan ha infine trovato il suo attaccante nel francese del Chelsea Christopher Nkunku confermando ancora una volta il canale preferenziale con il club londinese, che ha portato a Milano con alterne fortune tra gli altri anche Tomori, Loftus-Cheek e Pulisic. L’investimento sul francese è stato di 37 milioni, invece l’impatto a bilancio nella stagione 25/26 tra stipendio e ammortamento sarà di quasi 17 milioni. Numeri che però non mutano l’indirizzo complessivo della campagna trasferimenti visto che le negoziazioni concluse sinora porteranno con sé un contributo per il bilancio 25/26 positivo per oltre 90 milioni.

E non è finita qui, dato che come sottolineato prima della sfida con il Lecce dallo stesso Igli Tare, un’ultima operazione potrebbe portare a uno scambio con la Roma: «Se l’attacco è completo? Numericamente, ora come ora, penso di sì. Però stiamo valutando anche come alternativa uno scambio tra Gimenez e Dovbyk: vedremo se sarà fattibile. Tenerli insieme? Non sarà possibile, giocando una partita a settimana dobbiamo avere una rosa giusta: nel caso sarebbe solo uno scambio, altrimenti rimarremo così come siamo».

Questa corsa affannosa e affannata verso il nuovo attaccante però non può non fare pensare agli equilibri di potere in casa Milan. A sorprendere è soprattutto l’evidenza che Tare, dopo i suoi tanti anni alla Lazio (dove l’albanese ha sempre dimostrato di svolgere egregiamente il suo lavoro), si sia esposto a tante porte in faccia nei suoi primi mesi a Milanello. È una concatenazione di eventi che lascia quasi intuire che la parte tecnica sia stata lasciata libera di giungere sino quasi alla conclusione delle negoziazioni ma poi al momento del placet della parte societaria questo in svariate occasioni sia mancato. È evidente che se così fosse vi sarebbe quantomeno una mancanza di comunicazione delle varie parti interne alla società rinforzando quella sensazione di varie anime all’interno della direzione del Milan che ha caratterizzato tutte le ultime stagioni e che sicuramente non ha fatto bene al club.

Peraltro, va notato che l’acquisto di Nkunku non è costato molto meno di quello, per esempio, possibile di Hoijlund lasciando presagire che visti i legami di cui sopra quando c’è di mezzo il Chelsea qualcosa cambia anche nelle strategie della parte più prettamente aziendale del club.

IL PESO DELLA CHAMPIONS SUI CONTI DELLE BIG

In questo quadro ovviamente non va scordato che sull’andamento del calciomercato del Milan, sulle tante cessioni e sul record storico di plusvalenze (di cui però i tifosi si fanno nulla) pesa come un macigno la fallimentare stagione dello scorso anno con la mancata qualificazione per le coppe europee, soprattutto per la Champions League che è la vera macchina da soldi del calcio odierno.

D’altronde il nuovo format del torneo, introdotto dalla stagione scorsa, ha portato a due conseguenze:

  • più partite in programma, a cominciare già dalla prima fase (otto gare per ogni club, contro le sei precedenti)  
  • maggiori ricavi dalla competizione. La UEFA ha infatti annunciato la distribuzione di 2,47 miliardi di euro alle società, contro i circa 2 miliardi a stagione versati nel ciclo 2021-2024. 

Entrando nello specifico delle squadre italiane è sufficiente vedere l’inchiesta di Calcio e Finanza sui ricavi minimi dal massimo torneo continentale per averne un’idea. Si va dai quasi 51 milioni dell’Inter ai 41 milioni del Napoli, passando per quanto intascheranno Juventus (46 milioni) e Atalanta (42 milioni).  Si tratta beninteso di soldi garantiti già solo per la qualificazione. A questi poi si dovranno aggiungere quelli degli incassi da matchday per le quattro partite che sicuramente ogni squadra giocherà in casa oltre eventuali premi e bonus legati ai risultati e alla qualificazione agli ottavi o ai play-off. Il Milan per esempio, lo scorso anno, quando venne eliminato dal Feyenoord ai play-off, incassò circa 60 milioni complessivamente dalla massima competizione europea (e l’Inter, che gioca nello stesso stadio del Milan e quindi dà un’idea del potenziale del percorso europeo in termini economici, giungendo sino alla finale di Monaco di Baviera portò a casa qualcosa come 132 milioni).

Sono incassi che evidentemente verranno a mancare nel bilancio 25/26 del Milan e che inevitabilmente peseranno nel raffronto con quello 24/25. E nello stesso modo è palese che la campagna trasferimenti di questa estate non ha potuto non tenere conto di tali mancati denari.

Però nello stesso modo è evidente che questa cura dimagrante di bilancio dovrà sposarsi necessariamente a risultati sportivi, nello specifico dovrà consentire di qualificarsi per la prossima edizione Champions League (e quindi ai ricavi ad essa legati). Un altro anno senza i proventi della massima competizione europea potrebbe innescare per il club un pericoloso avvitamento verso il basso.

Anche perché, osservando anche solo il lato economico (e tralasciando quello sportivo) se dovesse andare male anche questa stagione, significherebbe inevitabilmente che l’anno prossimo ci saranno meno talenti da vendere a peso d’oro. Quindi il gioco di quest’anno sul mercato sarebbe più difficile da concretizzare e anche il bilancio ne risentirebbe inevitabilmente.

Insomma, la differenza appare evidente: lo scorso anno il Napoli, reduce da una stagione pessima e senza essersi qualificato per le coppe, sotto lo stimolo di Antonio Conte, decise di rilanciare spendendo sul mercato qualcosa come oltre 150 milioni e  portando a casa giocatori tra gli altri quali Lukaku e McTominay. L’esito fu che la squadra si garantì la qualificazione alla Champions League di quest’anno praticamente a gennaio – cedendo Kvaratskhelia nella finestra di mercato invernale – e a maggio terminò per vincere il campionato. Il Milan invece ha deciso di intraprendere un percorso diverso e vedremo se anche la sua scommessa pagherà, a meno di colpi sensazionali di qui al termine del mercato che però sinora non sono stati previsti da nessuno.

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