Calcionews24
·02 de abril de 2025
Inler Udinese: «Grande lavoro fino ad oggi, ma non abbiamo ancora finito, bisogna spingere in questi ultimi mesi»

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Gokhan Inler, responsabile dell’area tecnica dell’Udinese, ha parlato nel podcast Fuarce Udin di Banca360Fvg, facendo un bilancio del percorso dei bianconeri e il suo ruolo nella dirigenza. Di seguito le sue parole.
LAVORO STAGIONALE – «È stato fatto un grande lavoro fino a oggi, ma non abbiamo finito. Dobbiamo spingere anche negli ultimi mesi. La squadra ha cambiato mentalità, mi rivedo in loro. I ragazzi hanno bisogno di sostegno, per loro è fondamentale la mia esperienza. Da calciatore a dirigente cambia tutto».
PRINCIPALE DIFFERENZA TRA I DUE RUOLI – «Ho iniziato a giocare qua all’estero, abbiamo fatto bene in quattro anni. La mia carriera è stata intensa e soddisfacente perché ho vinto abbastanza trofei. Volevo finire di giocare il più tardi possibile, ho smesso a 40 anni. Ho iniziato subito con una nuova veste all’Udinese, un grande orgoglio quello di essere tornato qui e ringrazio la famiglia Pozzo. Ricordo tutte le vittorie che ho fatto in carriera. Ho vinto in Svizzera con lo Zurigo, qua a Udine siamo andati in Champions League. A Napoli abbiamo vinto una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, poi abbiamo fatto conoscere il Leicester in tutto il mondo vincendo la Premier League a sorpresa. Tutto il mondo ci tifava, una piccola squadra che nessuno avrebbe pensato avesse potuto vincere. In Inghilterra non ho giocato tantissimo, cambia molto. C’è tanta pressione. Ho lavorato sempre al massimo e ho vinto il trofeo più importante al mondo. Ho giocato otto anni in Turchia. Ho i genitori turchi e ho sempre tifato da piccolo il Besiktas. Andare lì e vincere un trofeo era un sogno che avevo. Sono poi andato al Basaksehir, una nuova società con pochi tifosi. Dopo tre anni abbiamo vinto il campionato. All’Adana Demirspor abbiamo vinto la seconda serie turca, salendo di categoria per la prima volta dopo 26 anni».
INTERESSI EXTRA CALCISTICI – «Oltre al calcio mi piacciono molto gli animali, i cani soprattutto, ne avevo tre. L’alimentazione conta molto quando giochi a calcio, devi essere attento a mangiare cose sane. Io sono astemio, non bevo alcool. Sono sempre stato così, nei brindisi faccio finta soprattutto per rispetto, ma non sono uno che beve. Dopo la carriera da giocatore voglio sempre mantenere una presenza fisica giusta. Della cucina friulana mi piacciono tante cose, soprattutto la polenta con il capriolo. Il fritto è un po’ pesante ma non è male, la polenta mi piace tanto. Udine per me rappresenta il luogo dove sono cresciuto, mi sono sempre sentito in famiglia. Sono sempre stato rispettato, sento l’affetto dei tifosi».
GIUDIZIO SULLA SQUADRA – «La squadra sta facendo bene, c’è tanto lavoro dietro. Il mister sta facendo bene, dà il massimo ogni giorno. Siamo entrambi due lavoratori. Runjaic ha la testa da tedesco, con alcune cose balcaniche. Cura le cose per bene, quando abbiamo problemi, li vuole risolvere subito. Io cerco sempre di spiegare le cose con educazione ai giocatori, in maniera decisa. Parlo un po’ di friulano: mandi biel e buse i fruts».
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