Stadi fantasma, viaggio in Italia (parte 2: il Centro) | OneFootball

Stadi fantasma, viaggio in Italia (parte 2: il Centro)

Logo: Archistadia

Archistadia

Un viaggio in tre parti fra gli storici stadi abbandonati d’Italia.

In questa inchiesta in tre parti (una puntata ogni sabato), viaggiamo lungo l’Italia da nord a sud per andare a ritrovare alcuni fra gli storici stadi del nostro calcio per lungo tempo in disuso o abbandonati a sé stessi. Impianti che si sono ritrovati in questa situazione in parte per incuria, in parte per disinteresse delle municipalità, oppure perché sostituiti da stadi di recente costruzione. Alcuni di loro, però, hanno trovato una nuova vita e sono stati oggetto di importanti progetti di recupero che hanno tracciato un nuovo percorso di utilizzo futuro.

Il panorama di stadi italiani è vasto, forse mediamente vecchio, ma permette uno sguardo ampio e piuttosto trasversale sui diversi stili architettonici, e soprattutto sulle sorti degli impianti, fra compressi d’uso e diverse gestioni attuate nel corso degli anni. All’interno di questa seconda puntata andiamo nel Centro Italia.

» ovviamente questa è soltanto una breve selezione. Vi invitiamo a segnalarci e raccontarci di altri stadi “decaduti” che conoscete e di cui vorreste che scrivessimo. Scriveteci via email o con un commento sui nostri social.

(stadi elencati in ordine alfabetico per città)

Ancona, Stadio Dorico

Situato vicino alla costa adriatica, lo Stadio Dorico era originariamente dedicato al tiro a segno prima di essere trasformato in uno stadio di calcio e atletica nel 1931. Impianto di casa dell’Ancona fino all’anno della sua prima promozione in Serie A (1992), era stato uno degli elementi principali del riassetto urbano della città, delimitato dall’asse del Viale della Vittoria e denominato “Stadio Littorio” nel suo primo periodo, in tempo di Regime Fascista.

Oggi l’impianto è utilizzato a livello comunale e pubblico per atletica leggera, tennis e calcio a cinque, e l’Ancona (che nel frattempo si è spostata nel nuovo Stadio del Conero), è tornata temporaneamente al Dorico nel 2010, in mezzo a un turbolento periodo gestionale e finanziario del club. In tempi recenti è stato dotato di un nuovo manto in erba sintetica e affidato in gestione alla società Anconitana per tre anni, mentre varie ipotesi su possibili interventi di restyling o adeguamento si sono susseguiti ma ancora non concretizzati.

» lo Stadio Dorico è qui, su Google Maps

Vista interna dello Stadio Dorico di Ancona, in una foto di circa anni ’80 (photo by Ancona Today)

Vista aerea dello Stadio Dorico di Ancona.


Ascoli Piceno, Stadio Ferruccio Corradino Squarcia

Costruito nel 1925 come stadio di casa dell’Ascoli, e posizionato ai bordi del centro storico della città, in una location affascinante fra il Forte Malatesta e la Chiesa di San Vittore, ha avuto un percorso parzialmente influenzato dagli alti e bassi del club bianconero, salito rapidamente fino in Serie C negli anni ’30 prima di ripiombare nelle serie regionali e sull’orlo della crisi finanziaria a inizio anni ’50.

Con il salvataggio dell’Ascoli da parte dell’imprenditore Cino Del Duca, e l’inaugurazione nel 1962 del nuovo stadio del club, lo Squarcia si ritrova a reinventarsi per altri usi sportivi e legati alla città. Dagli anni ’60 in poi, la superficie dell’ovale dello stadio viene riconfigurata per ospitare il torneo cavalleresco della Quintana, con le relative esibizioni di araldica che fanno parte delle celebrazioni culturali della città. Sfruttato anche per il tiro con l’arco e per il motocross, oggi offre ancora al visitatore un impianto di tribune che, seppur ridotto al minimo, rende l’idea dell’ingombro dello storico impianto (e in particolare, la presenza dell’originale tribuna centrale con tettoia a sbalzo).

Lo stadio è intitolato all’ascolano Ferruccio Corradino Squarcia, calciatore, giornalista e militare caduto nella guerra civile spagnola e decorato con la medaglia d’oro postuma.

» lo Stadio Squarcia è qui, su Google Maps

Vista verso la tribuna centrale dello Stadio Ferruccio Corradino Squarcia di Ascoli Piceno, circa anni ’40 (photo via Ascoli Live)

Vista aerea dello Stadio Ferruccio Corradino Squarcia di Ascoli Piceno, oggi.


Perugia, Stadio Santa Giuliana

Calcio e Chiesa sono due capisaldi profondamente intrecciati della società italiana e che si incontrano poeticamente a Perugia. La tranquillità del monastero di Santa Giuliana è sempre stata in profondo contrasto con il culto chiassoso che si svolgeva proprio dall’altra parte delle sue mura. Nel 1937, infatti, ai margini del centro storico collinare di Perugia, fu costruito lo Stadio Santa Giuliana, presumibilmente sul primo terreno vagamente pianeggiante che si potesse trovare.

Il campo da gioco era circondato da una pista di atletica e lo stadio era costituito da una modesta tribuna principale coperta e da uno stretto anello di terrazzamenti, all’ombra degli edifici residenziali retrostanti. In qualche modo, nei giorni di partita riuscivano a radunarsi qui fino a 15mila persone ma quando il Perugia conquistò la promozione in Serie A (1975), lo Stadio Santa Giuliana dovette farsi da parte. Utilizzato ancora per qualche anno come campo d’allenamento, mentre il club si era spostato nel nuovo Stadio Renato Curi, oggi è diventato un campo sportivo dedicato soprattutto all’atletica e ai concerti.

» lo Stadio Santa Giuliana si trova qui, su Google Maps

Foto aerea dello Stadio Santa Giuliana di Perugia nel giorno della promozione in A del club, Perugia-Novara 2-1, 22 giugno 1975 (photo by Paolo Ficola)

Vista aerea panoramica dello Stadio Santa Giuliana di Perugia, oggi (photo by Armando Flores Rodas)


Pescara, Stadio Rampigna

Il Campo Rampigna per certi versi è più antico della squadra di calcio del Pescara e della stessa città…!. Costruito fra il 1925 e il 1927 lungo il fiume omonimo cittadino, quando ancora le due località di Castellammare Adriatico e Pescara erano separate sia per la geografia che per il calcio(*), iniziò a essere anello di congiunzione in concomitanza della riunificazione cittadina, sancita proprio nel 1927 dal passaggio del Giro d’Italia. Il Campo Rampigna fu attrezzato per l’occasione da velodromo, e ospitò lo sprint finale della tappa, mentre negli anni successivi venne sempre più migliorato fino a diventare uno stadio da quasi 10mila posti in occasione della promozione del Pescara in Serie B, nel 1940/41.

Colpita prima da inondazioni e poi dai bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, è sempre stato ricostruito ma dovette poi lasciare il passo quando nel 1955 venne realizzato il nuovo stadio per calcio e atletica, l’Adriatico. Utilizzato per le partite ufficiali delle squadre locali minori, con la costruzione del Ponte D’Annunzio nel 1959 lo stadio fu letteralmente spostato verso est. Dopo alcuni interventi di adeguamento fra gli anni ’70 e ’80 (illuminazione e ristrutturazione tribune), fu definitivamente abbandonato all’inizio degli anni Dieci del Duemila. Oggi l’ex campo da gioco è un parco archeologico e, nell’estate 2020, alcuni scavi hanno portato alla luce i resti dell’antica città romana di Ostia Aterni e un’ulteriore porzione di cinta muraria della Fortezza Cinquecentesca di Pescara.

(*) il caso di Pescara rappresenta un curioso parallelo con la città di Brighton, il cui club calcistico è tecnicamente chiamato Brighton and Hove Albion, e mette insieme le vicine località di Brighton e Hove.

» l’ex Campo Rampigna è qui, su Google Maps

per saperne di più vi consigliamo il libro “Dal «Rampigna» all’«Adriatico» – Storia scritta e illustrata dei leggendari «Teatri Biancazzurri»”, di Antonio e Maurizio Delli Gatti (acquistabile qui)

Immagine d’epoca del vecchio Campo Rampigna di Pescara.

L’ex Campo Rampigna di Pescara, oggi cantiere e parco archeologico (photo via Il Centro)


San Benedetto del Tronto, Stadio Fratelli Ballarin

Inaugurato nel 1931, lo Stadio Fratelli Ballarin ha rappresentato per molto tempo lo sport e la vita della città di San Benedetto del Tronto, arrivando a poter ospitare anche 13mila spettatori e rivestendo il ruolo di impianto di casa della Sambenedettese fino al 1985. Intitolato ai fratelli Aldo e Dino Ballarin (calciatori del Grande Torino, periti nella tragedia di Superga) è anche stato luogo del più grave disastro italiano mai avvenuto in uno stadio di calcio, il rogo del 7 giugno 1981 che costò la vita a Maria Teresa Napoleoni (23 anni) e Carla Bisirri (21 anni), e provocò 168 feriti.

Nonostante la Samb si sia trasferita nel 1985 nello Stadio Riviera delle Palme, l’ex impianto rimane ancora oggi invariato nella sua conformazione e nella sua presenza urbana, insistendo peraltro su un’area importante per la città di San Benedetto del Tronto, che coinvolge il quartiere San Filippo Neri e la vita di circa 5mila abitanti. Non a caso, negli ultimi tempi si sta cercando di riportare in vita questo luogo trasformandolo in uno spazio polisportivo pubblico (ne abbiamo parlato su Archistadia qui).

Lo stadio servì da location per le riprese di alcune iconiche scene del film “L’allenatore nel pallone”: le immagini della partita che, nel film, vede la Longobarda conquistare la promozione in Serie A, furono filmate durante la sfida Sambenedettese-Pistoiese del 3 giugno 1984 (che terminò 1-1 e che valse anche la salvezza della Samb e la sua permanenza in Serie B).

» l’ex Stadio F.lli Ballarin è qui, su Google Maps

Un momento di Sambenedettese-Pistoiese, 3 giugno 1984, allo Stadio Fratelli Ballarin (photo by Luigi Tommolini)

L’ormai abbandonato Stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto, nella vista dal campo verso la gradinata sud (photo by Sylvia Perozzi / Ascosi Lasciti)


Terni, Stadio Viale Brin

Nel bene e nel male, Terni è sempre stata definita dal suo patrimonio industriale, la cosiddetta Città dell’Acciaio italiana. Non a caso, dal 1925, la Ternana iniziò a giocare in un impianto costruito all’ombra di una delle grandi fabbriche locali: lo Stadio Viale Brin era piccolo ma perfettamente organizzato e dotato di una bella tribuna all’inglese, e nel corso dei decenni successivi venne gradualmente ampliato, fino a poter ospitare 10mila persone. Il campo da gioco era circondato da un anello in cemento che lo rendeva anche un velodromo, e per questo lo stadio veniva soprannominato “La Pista”, e proprio su quel tracciato inclinato si allenò a lungo la medaglia d’oro olimpica 1948, Renato Perona.

Nel 1969, poi, la Ternana si trasferì dall’altra parte della città, nel nuovo, moderno, ma forse troppo dispersivo, Stadio Libero Liberati. Lo Stadio Viale Brin cadde nel dimenticatoio, prima che l’area venisse definitivamente riqualificata e trasformata in parcheggio per i dipendenti dell’acciaieria. La traccia urbana dello stadio oggi è ancora viva, e il profilo della curva originale si può chiaramente trovare nella parte nord-ovest del parcheggio, in particolare dalle riprese aree e cartografiche.

Oggi, lungo il muro esterno della vecchia curva parabolica, un ampio murales ricorda la presenza dello stadio e il suo legame con Terni e con la Ternana.

» l’area del vecchio Stadio Viale Brin è qui, su Google Maps

Vista verso la tribuna del vecchio Stadio Viale Brin di Terni (photo via Circolo Lavoratori Terni)

L’area del vecchio Stadio Viale Brin della Ternana, oggi occupata da un parcheggio (img da Google Maps)


bonus: Roma, Stadio Flaminio

Ferita sempre aperta nel tessuto urbano di Roma, nel cuore di molti appassionati e nel dibattito mediatico sul futuro degli stadi italiani, il Flaminio è suo malgrado esempio di due cose contrapposte: l’eccezionalità di un momento architettonico che fece dell’Italia esempio da seguire per tutta Europa (lo stadio fu inaugurato nel 1959, su progetto di Antonio e Pier Luigi Nervi) e, allo stesso tempo, l’incuria e il disinteresse delle istituzioni per il proprio patrimonio costruttivo e per la ricaduta sulla vita pubblica.

Nato espressamente come stadio polisportivo, con palestre e spazi interni dedicati a diverse discipline (nuoto, pugilato, ginnastica), e costruito interamente in cemento armato a vista con elementi a sbalzo di assoluta avanguardia per l’epoca, è stato anche stadio di casa per Roma e Lazio a ridosso della fine degli anni ’80, mentre lo Stadio Olimpico era in fase di ristrutturazione in vista dei Mondiali di Italia 90. Sfruttato anche dalla Nazionale di rugby per le sue partite interne ufficiali dal 1975 al 2012, in anni recenti è diventato un edificio fantasma, preda dell’abbandono e dell’assenza di manutenzione anche solo ordinaria.

Spesso si è parlato di possibilità di ristrutturazione dello stadio, ormai lasciato sempre più al degrado, e in particolare nel corso del 2021 è stato pubblicato il documento con le linee guida per il recupero dell’impianto, firmate da uno studio congiunto della Getty Foundation con l’Università La Sapienza (ne abbiamo parlato qui, in modo approfondito).

» lo Stadio Flaminio è qui, su Google Maps

Panoramica dello Stadio Flaminio di Roma, oggi (photo by Matteo Cirenei via Getty Foundation)

Scorcio interno dello Stadio Flaminio di Roma, oggi (photo via Elfaina)

Questa è soltanto una breve selezione. Vi invitiamo a segnalarci e raccontarci di altri stadi “decaduti” che conoscete e di cui vorreste che scrivessimo. Scriveteci via email o con un commento sui nostri social.

Programmazione delle puntate:

  • il Nord (sabato 20/11)
  • il Centro (sabato 27/11)
  • il Sud (sabato 4/12)

© Riproduzione Riservata

Menzionato in questo articolo

Visualizza l' imprint del creator