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·29 settembre 2022

San Siro, dibattito pubblico al via tra capienza e polemiche

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Sala esaurita, una lunga presentazione e una coda finale tra veleni e polemiche. Il primo incontro del dibattito pubblico sul progetto di Inter e Milan è andato in scena nel tardo pomeriggio di ieri a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.

Un primo incontro atteso, non solo da una parte della cittadinanza ma anche da associazioni e politici. Tanti i temi messi sul tavolo, alla presenza di 445 persone tra cittadini, rappresentanti dei comitati e delle istituzioni, in presenza o connesse in diretta attraverso la piattaforma Zoom: i tifosi più concentrati sulla questione capienza, mentre ambientalisti e comitati pro Meazza hanno acceso i fari in particolare sulla trasparenza chiedendo lumi su volumetrie e verde.

A caratterizzare il primo incontro è stata la presentazione della proposta, con il coordinatore Andrea Pillon abile a tenere le fila del discorso (anche quando, vedremo, il clima si è fatto più caldo): oltre due ore e mezza in cui i club hanno fatto valere le proprie ragioni, analizzando nel dettaglio come i principali temi dello “Studio Di Fattibilità Tecnico Economica”. In particolare, andando ad analizzare i dubbi sul tema capienza, che dovrebbe passare dai 75mila attuali a 60/65mila: «Lo spazio destinato all’hospitality ci consente di riequilibrare i nostri ricavi e portarci a una maggiore competitività con gli altri top club europei e ci permetterà di fare una politica dei prezzi ponderata sui restanti posti. Può funzionare da effetto calmieratore», le parole di Giuseppe Bonomi, advisor del Milan.

«La vendita media dei biglietti delle due squadre dal 2015 fino a oggi a San Siro è sempre stata sotto la capienza dei 75mila posti. È vero che questo limite è superato in occasioni come il derby o nelle sfide con la Juventus, ma per gran parte della stagione il problema non si pone», ha aggiunto Mark Van Huuksloot, chief operating officer dell’Inter. Anche perché, ha aggiunto il dirigente nerazzurro, per superare i 65mila posti di capienza bisognerebbe costruire un terzo anello che comporterebbe una spesa di ulteriori 200 milioni di euro per il solo stadio (considerando che l’altezza salirebbe a 55 metri e quindi occorrerebbe potenziare tutta la struttura destinata a sopportare il peso del terzo anello): tuttavia, nelle ultime sei stagioni, l’affluenza a San Siro per Inter e Milan ha superato quota 65mila spettatori soltanto nel 15% delle partite, senza considerare che spesso si tratta di dati che non tengono conto ad esempio degli abbonati non presenti alle partite.

Una prima, lunga fase a cui dicevamo è seguita una coda fatta di polemiche. Il primo a prendere la parola (interrompendo il coordinatore Pillon al momento della lettura delle domande arrivate in forma testuale sia da casa che dai presenti) è stato il capogruppo dei verdi in consiglio comunale Carlo Monguzzi. «Una normale e noiosissima lezione universitaria: due ore e di relazioni, poi domande tecniche anonime con lunghe risposte. Non è un dibattito», le parole a cui è seguito un applauso dai presenti in sala. «Cominciamo molto male, non è un dibattito, è una lezione universitaria di due ore. Se iniziamo così per me il dibattito è gia finito anche perché come è stato detto stiamo parlando non di un progetto ma di un’ipotesi emozionale».

Poi è stato il turno di Andrea Bonessa, del Comitato referendum: « Non parliamo di uno stadio, ma di un investimento immobiliare: vengono ceduti 280 mila metri quadri pubblici a dei privati. La cittadella dello sport lì era prima, quando c’erano due ippodromi e il palasport, adesso metterete qualche campo di padel e per il resto centri commerciali». Infine, dall’ex senatore verde Fiorello Cortiana sono arrivati dubbi sul dibattito pubblico  che prevede solo in piccola parte l’analisi di proposte alternative.

Il prossimo appuntamento è fissato per il prossimo 3 ottobre a Palazzo Reale, sempre alle 17, con il focus sulle ragioni dell’intervento: al centro del secondo incontro ci sarà il confronto tra i progettisti delle squadre e alcuni architetti che hanno presentato un progetto per la ristrutturazione del Meazza.

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