✍️ La mia ultima telefonata con quel grande uomo di Gigi Simoni

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Davide Zanelli

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Non posso dire di aver conosciuto Gigi Simoni, ma come tanti giovani giornalisti posso annoverare il suo numero di casa nella mia rubrica. Perché Simoni era quello dell’intervista amarcord, quello che risponde sempre al telefono e, con garbo, ripete risposte già dette mille volte ad altri prima di te, ma senza dare l’impressione di essere annoiato.

Mi è però successo di “festeggiare” con lui il suo compleanno in diretta televisiva. Era il 22 gennaio 2019, il giorno in cui ne ha compiuti 80, non uno qualsiasi. Durante un’ospitata in una piccola televisione bresciana, in cui per meriti discutibili mi trovai a commentare una vittoria delle Rondinelle contro il Perugia, il conduttore estrasse dal cilindro una telefonata con Simoni.

Lì per lì, devo essere sincero, non mi sembrò una grande idea. Gigi stava già male. Si sapeva, ma si percepiva anche dalla sua voce. Il conduttore doveva ripetere le domande più volte e, nonostante l’esiguo numero di telespettatori, mi sentivo quasi in imbarazzo per lui.

Accanto a me, un anziano ex giocatore del Brescia, compagno di Simoni negli anni da giocatore biancoblù, lanciava sguardi al tritolo verso il conduttore. “Taglia! Taglia!”, sembrava dirgli mimando con le dita il gesto della forbice. Mi chiesero di rivolgere una domanda a Simoni, ma non me la sentii. Mi limitai a fargli gli auguri e a dirgli che era un grande e che si capiva dall’affetto ricevuto quel giorno. Una banalità, insomma.

Ho ripensato a questo momento in estate, quando circolò (in maniera molto triste, ma certe testate, si sa…) la fake news della sua morte. E ho rivisto le cose sotto un’altra luce. Come può una persona malata (e consapevole di esserlo) accettare di spendere in collegamento con una televisione locale mezz’ora del suo ottantesimo compleanno?

All’improvviso, l’illuminazione: Gigi Simoni non era una persona come le altre. Era un buono. Si parla di lui per la Coppa Uefa, per il folle mancato rigore su Ronaldo, per i trofei non vinti in nerazzurro. Ma non si pensa allo spessore umano. Come se i risultati contassero più degli insegnamenti.

“Mi hai insegnato più di quanto immagini”, gli ha scritto qualche ora fa il Fenomeno. Ma non sono parole casuali: sono molto simili a quelle che gli dedicò nel giorno di quel compleanno. E se uno dei migliori giocatori mai visti nella storia del calcio parla di insegnamenti, di uomini prima che di sportivi, allora bisogna cambiare prospettiva.

Bisogna lasciare da parte i risultati, le coppe, i fallimenti e le imprese. Solo un grande uomo, senza vergogna alcuna per la propria malattia, può passare il proprio compleanno parlando del Brescia che una vita fa galleggiava in Serie B. C’è molta più dignità in questo che in uno scudetto, in una Champions League o in una coppa qualsiasi.

Gigi Simoni sarà ricordato da tutti come una persona per bene. Lo si capisce perfettamente dalla natura dei post che stanno popolando i social in queste ultime ore.

E questa, credetemi, non è una “captatio benevoltiae”, non è facile populismo. È la sacrosanta verità, camuffata sotto forma di ricordo. Di Simoni ci si ricorderà così, come un brav’uomo, appellativo che tanti vincenti non possono vantare nel loro palmarès.