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Julián Álvarez, il Superclásico come consacrazione

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Domenica scorsa, in un Monumental che ha rivissuto per la prima volta dall’inizio della pandemia l’abbraccio dei suoi tifosi, il River Plate ha sconfitto i rivali di sempre del Boca Juniors grazie ad una doppietta dell’eroe di giornata, Julián Álvarez.

In una partita ben presto compromessa dall’espulsione di Marcos Rojo, gli Xeneizes hanno dovuto arrendersi alla gran giornata del 21enne attaccante millonario, che ha trafitto Rossi prima con un potente destro dai 25 metri, e poi con un tocco sottomisura all’altezza del primo palo.

L’exploit nel Superclásico arriva a coronamento di un periodo di crescita costante, coincisa con la striscia positiva di 9 partite che ha portato il River Plate ad una travolgente rimonta in classifica: negli ultimi 5 match, Álvarez ha messo a segno 6 gol e fornito 3 assist, diventando il giocatore under-21 con più passaggi-chiave nel 2021, nonché quello con più gol tra gli argentini della stessa fascia d’età.

Una copertina più che meritata per Álvarez, affermatosi in Sudamerica con i Millonarios dopo aver visto sfumare l’opportunità di sbarcare in Europa quando aveva solo 11 anni: ai tempi Julián, imprendibile attaccante dell’Athletic Club di Calchín (la sua città natale) e per questo già allora soprannominato Araña (Ragno, ndr), venne notato da un arbitro e segnalato a Piero Foglia, direttore sportivo dell’Atalaya di Córdoba e reclutatore di talenti.

“Mi disse: ‘Sei sempre alla ricerca di futuri campioni, c’è un ragazzo a Calchín che fa la differenza’, così sono andato a vederlo. Per via delle conoscenze che avevo nel Real Madrid, ho provato a portarlo lì”, ed effettivamente il ragazzo arriva a Madrid per un provino nell’aprile 2011, in un’epoca in cui nel Real giocavano i connazionali Garay, Gago, Di María e soprattutto il suo idolo Gonzalo Higuaín.

Giusto il tempo di scendere dall’aereo ed è già in campo con i Blancos: “Fu una pazzia. Io ero ancora tesserato con il Calchín, sono arrivato e quello stesso giorno mi hanno dato la maglia numero 10 e mi hanno fatto giocare un’amichevole: abbiamo vinto e ho segnato diversi gol”.

Il trasferimento nella capitale spagnola, però, non si concretizza per via delle norme FIFA sul tesseramento di minorenni, che avrebbero consentito alla Casa Blanca di inserire il ragazzo nei propri ranghi solo al compimento del tredicesimo anno d’età. Nei due anni precedenti, l’intera famiglia Álvarez avrebbe dovuto abbandonare l’Argentina e trasferirsi a Madrid in attesa del tesseramento: un salto nel vuoto che non si potevano permettere.

Tornato a Calchín, Julián riprese a studiare e giocare nel suo pueblo, ma ormai la voce di questo pibe e delle sirene europee di era diffusa, e le grandi d’Argentina vennero ripetutamente a cercarlo. Paradossalmente, quella andata più vicina ad inserirlo nel proprio vivaio fu il Boca Juniors, con cui Álvarez fece un provino poco dopo il ritorno in patria.

Il resto è storia: l’approdo al River Plate nel 2015, l’ingresso in campo durante la storica finale di Libertadores del 2018 e ora la vetrina del trionfo nel Superclásico, dove non accadeva da 15 anni che un giocatore della Banda facesse doppietta contro il Boca. Chi era stato nel 2006? Ovviamente, Gonzalo Higuaín.

Giacomo Cobianchi

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