Inghilterra, tornano i tifosi ma monta la protesta: “Ingiustizia”

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Era inizialmente stata accolta come una luce in fondo al tunnel. Infatti, la scelta del Primo Ministro inglese Boris Johnson di riportare i tifosi allo stadio, in base all’area di rischio, sembrava un primo passo verso il ritorno al calcio coreografico dei tifosi. Tuttavia, nelle ultime ore, si sta estendendo il fronte della protesta. Inevitabilmente alcuni allenatori, Marcelo Bielsa e Steve Bruce su tutti, hanno evidenziato come un rientro differenziato porti, ineluttabilmente, a delle disparità.

Come anticipato, infatti, il ritorno parziale dei tifosi allo stadio, vale solo per le aree di livello 1 e 2. Ossia quelle a rischio basso e moderato. Non troppo diverse dalle zone gialle e arancioni italiane. Per quanto riguarda le zone di livello 3, l’equivalente delle “rosse” nostrane, gli impianti rimarranno chiusi.

La reazione di Bielsa

La testata inglese Telegraph, precisamente, sottolinea come solo la metà delle big potrà usufruire del tifo del proprio pubblico. Marcelo Bielsa, “focoso” tecnico del Leeds United, parla di “Ingiustizia”. L’allenatore argentino non ha dubbi, ai microfoni de The Sun: “Se i tifosi non sono ammessi in tutti gli stadi, allora non dovrebbero essere ammessi a prescindere finché tutti possono. I club non dovrebbero dover affrontare le conseguenze di essere in una categoria piuttosto che in un’altra. Si dovrebbe cercare di mantenere la concorrenza il più equa possibile. La presenza dei tifosi incide anche sul risultato. I luoghi con un rischio più elevato di infezione saranno penalizzati, ma non dovrebbero essere puniti per questo.”

Anche Steve Bruce e Jurgen Klopp perplessi

Gli fa eco il tecnico del Newcastle United Steve Bruce, soffermandosi più sulle modalità della scelta governativa: “Posso capire 4.000 fan se si tratta di uno stadio da 8.000 posti, ma quello che non riesco a digerire al momento è perché solo 4.000 o 2.000 quando abbiamo la capacità di mettere comodamente 15.000 a 20.000 persone. È un piccolo gesto, ma per i club più piccoli, 4.000 o 2.000 sono un gradito sollievo perché vivono di quel genere di cose”.

Non è troppo concorde neppure il tecnico del Liverpool Jurgen Klopp che, nella buona sostanza, riprende il concetto del collega del Newcastle: “Non sta a me commentare certi annunci, ma non capisco il senso di mettere 2.000 persone in uno stadio con la capacità di 60mila. Non lo capisco proprio”.

Chi può far tornare i propri tifosi allo stadio

Il Telegraph, con grande chiarezza, espone un quadro dei club che potranno riaprire le porte ai propri supporter. Delle 89 squadre professionistiche dell’Inghilterra, sono ben 45 quelle ancora in area livello 3, quella ad alto rischio. Dando uno sguardo alla Premier League, le squadre che possono riaprire gli stadi sono Liverpool, Everton, Arsenal, Chelsea, Crystal Palace, Fulham, Tottenham, West Han, Brighton e Southampton.

Le squadre che, malauguratamente, dovrebbero continuare a mantenere gli stadi chiusi sono: Leeds United, Newcastle United, Manchester City, Manchester United, Aston Villa, West Bromwich Albion, Wolverhampton, Leicester City, Sheffield United e Burnley.

Nelle prossime settimane, si vedrà se il governo continuerà su questa linea relativa ai tifosi allo stadio o se, invece, modificherà la decisione attuale, tenendo conto delle proteste dei protagonisti del calcio inglese.