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Il calcio Europeo e le sponsorizzazioni dei bookmaker

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Per anni i bookmakers sono stati i più grandi sponsor nel calcio Europeo, dall’Italia alla Spagna, fino all’ Inghilterra. Proprio per il forte legame che l’iGaming ha sempre avuto con il mondo dello sport i campi da calcio e le casacche dei vari team sono state la fonte di marketing più ovvia per i vari siti di scommesse. Un canale di marketing, quello delle sponsorizzazione dei vari club, che ha permesso ai bookmaker per anni, sia in Serie A che in campionati come la Premier League, di raggiungere direttamente non solo un target giusto, ma anche ampio in quanto i più grandi campionati Europei non vengono solamente seguiti nei paesi stessi, ma anche in tantissimi mercati esteri.

Questa tipologia di marketing, seppur popolare in tutta Europa per svariati anni, ultimamente è diventata sempre più oggetto di critica. Infatti, a causa dell’aumento del gioco d’azzardo in tutti i mercati del mondo, molti paesi hanno dovuto far fronte al problema ed iniziare a limitare la presenza di sponsorizzazioni di società di scommesse all’interno delle divisioni calcistiche. Ricordiamo infatti le restrizioni avvenute in Italia con l’entrata in vigore del Decreto Dignità, o le limitazioni adottate da Francia, Danimarca e Spagna sullo sponsor delle maglie dei club.

Nonostante le misure prese da vari paesi Europei ad oggi, secondo un rapporto ufficiale della UEFA, le società di scommesse sono ancora tra i principali sponsor di maglia, rappresentando un 19% pieno. Inoltre, queste società di scommesse sportive e gioco d’azzardo sono gli sponsor principali della metà delle società di massima divisione di ben sei paesi tra cui l’Inghilterra ed il Belgio.

Questi, afferma Paolo esperto di scommesse su Bookmakerbonus.it, sono dati che hanno sollevato molte polemiche e dibattiti in quanto nonostante le restrizioni adottate in vari paesi, il trend di sponsorizzazioni da parte di società di scommesse è in continua crescita. Crescita che avviene soprattutto in mercati non regolamentati e che crea, secondo alcuni, una potenziale disparità tra squadre di campionati di diversi paesi .

Alcuni affermano che questo limite, anche se per un breve periodo di stallo, ha accentuato disuguaglianze nel potere d’acquisto delle società intaccando soprattutto le casse dei club di paesi dove non è possibile sponsorizzare bookmakers. Basta pensare che in Spagna, uno degli ultimi paesi ad introdurre le restrizioni, ci sono state ripercussioni finanziarie per molte società calcistiche. Ripercussioni presentatosi con l’introduzione delle restrizioni, tra la stagione del 2021 e 2022, quando ben sei società calcistiche hanno dovuto interrompere sponsorizzazioni da parte di tali società, e di sei, quattro non sono riuscite ad assicurarsi un nuovo sponsor per la stagione.

Seppur vero che molti club sono stati impattati negativamente da queste restrizioni questa è una che andrà a scemare nel tempo.Ne è un esempio l’Italia dove, dopo il Decreto Dignità, gli incassi da parte di sponsor diminuì, mentre oggi conta dei numeri record. Infatti nella stagione 2021/2022 la Serie A ha riportato una crescita positiva nei ricavi da sponsor, un boom prevalentemente dovuto da un aumento di criptovalute-sponsor in moltissime società.

Paolo fa presente però che oltre al dibattito sulle disparità,ci sono state alcune polemiche sull’efficacia di tali limitazioni e su quanto effettivamente possano impattare positivamente nel limitare il trend in crescita di scommesse e gioco d’azzardo. Un dibattito basato sul fatto che, anche se in un mercato viene vietata la sponsorizzazione, molti spettatori potranno comunque essere esposti a vari brand di scommesse negli stadi o maglie di squadre estere. Queste, secondo l’esperto, sono polemiche sicuramente basate su dubbi legittimi che potrebbero essere attutiti attraverso delle regolamentazioni sulle scommesse più omogenee tra vari paesi, o perlomeno tra i paesi dell’Unione Europea.

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