De Rossi e i mesi in Argentina: "C'è una passione che qui non abbiamo più"

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Quello di Daniele De Rossi è un nome che resterà per sempre legato alla Roma. In diciotto anni di militanza, si è guadagnato uno posto tra le leggende del club, i suoi ultimi passi da giocatore non li ha tuttavia mossi in giallorosso.

Prima del ritiro infatti, l’ex centrocampista della Nazionale Azzurra, si è voluto regalare un’ultima intensa esperienza al Boca Juniors e, parlando ai microfoni di Sky, ha raccontato quanto importanti siano stati i mesi trascorsi in Argentina.

“Servirebbe una quarantena intera per raccontare ciò che ho vissuto in quei sei mesi a livello di emozioni. E’ un poso unico, molto più simile di quanto si possa pensare all’Italia, anche perché la metà di loro sono di origini italiane. E’ un posto che vive di passione per qualsiasi cosa, per il cibo, la musica, il tango e poi tutto sfocia clamorosamente nel calcio. Ho trovato un campionato sul quale si può discutere dal punto di vista tecnico e tattico, ma in sei mesi non ho mai visto un giocatore tirare indietro la gamba né in allenamento né in gara o non dare il 200%”.

Secondo De Rossi, quello che si vive negli stadi argentini è un qualcosa di unico.

“Non è voler fare i ruffiani, perché non mi piace, ma la cosa più bella è quella che vedi sugli spalti. C’è un tipo di calore che non abbiamo più in Italia, c’è una passione disinteressata e pura. La Bombonera poi è lo stadio più assurdo e clamoroso al mondo, io a tutti gli appassionati auguro di poterlo visitare durante una partita del Boca. E’ durato poco, ma mi sento un privilegiato ad averci giocato. Quando ti trovi a fare riscaldamento in cinque metri quadrati, o fai lo schizzinoso e dici non gioco, o ti lasci trasportare dall’ubriacatura degli argentini per questo gioco”.

La lunghissima carriera di De Rossi si è chiusa con una partita a Rosario.

“Abbiamo perso, ma per come è andata la mia carriera e per la persona che sono, è stato lo scenario giusto per chiudere. E’ stato meraviglioso conoscere una pagina come quella argentina”.