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·25 luglio 2024

Da Thuram a Mbappé, perché i club possono dire no ai giocatori alle Olimpiadi

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Manca un giorno al via delle Olimpiadi di Parigi, ma il torneo calcistico ha già preso il via nella giornata di ieri. Nelle settimane di avvicinamento alla manifestazione hanno preso piede alcuni “casi” legati al calcio durante i Giochi. A rappresentare il mondo del pallone nell’evento a cadenza quadriennale non si presentano le Nazionali maggiori, ma delle apposite selezioni Under 23, con la possibilità di convocare un massimo di tre calciatori “fuori quota”, oltre i limiti di età.

In pratica, per le Olimpiadi vengono composte delle Nazionali dedicate, che competono praticamente solo in quella occasione. La possibilità di convocare tre calciatori oltre i 23 anni consente tuttavia ai Ct di provare a portare anche alcuni campioni, con la speranza che facciano la differenza e conducano alla conquista della medaglia d’oro.


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Volontà che si scontrano inevitabilmente con quelle delle società calcistiche, che rischiano di vedersi private di alcuni dei loro calciatori migliori in piena preparazione estiva. Il Real Madrid aveva fatto sapere abbastanza rapidamente di non essere intenzionato a dare il via libera a nessuno dei suoi giocatori. Henry sognava Mbappè per la sua Francia, mentre in Italia i fratelli Thuram – l’interista Marcus, ma soprattutto lo juventino Khephren – avevano accarezzato l’idea di una possibile convocazione, prima che i rispettivi club dicessero di no.

I club possono dire no ai giocatori alle Olimpiadi? Cosa dicono le regole

Ma i club possono effettivamente dire no alle convocazioni dei calciatori? Cosa dice il regolamento? Ci sono due questioni separate in gioco in questa situazione: l’aspetto normativo, che si riferisce alle regole della FIFA, e l’elemento contrattuale, che differisce da Paese a Paese. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, la posizione predefinita in un contratto di gioco standard è che un club possa impedire a un calciatore di partecipare alla manifestazione.

Un “veto” che non può essere aggirato: le società calcistiche sono infatti obbligate a rilasciare i propri giocatori solo per le partite presenti nel calendario delle partite internazionali della FIFA. Sebbene la posizione dell’organo di governo sul calendario sia cambiata negli ultimi anni – non più semplicemente imposto dalla FIFA, ma in consultazione attraverso memorandum d’intesa con organizzazioni come l’ECA – il nocciolo della questione è che le Olimpiadi non fanno parte del calendario internazionale.

La FIFA, quindi, non ha diritto di obbligare i club a cedere i giocatori alle Nazionali. In passato ha affermato che i giocatori Under 23 dovrebbero essere lasciati liberi di prendere parte alle Olimpiadi, ma questa non è altro che un’opinione. Nel 2008 il Tribunale Arbitrale dello Sport ha stabilito in una causa tra il Barcellona e la FIFA che Lionel Messi non dovesse essere rilasciato obbligatoriamente, anche se l’attaccante è comunque sceso in campo e ha aiutato l’Argentina a vincere l’oro.

È improbabile che la FIFA cerchi di portare avanti una battaglia in questo senso, preferendo concentrarsi sull’espansione degli eventi (come nel caso della Coppa del Mondo a 48 squadre), una situazione che richiede un calendario internazionale ancora più fitto.

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