Bernat, il terzino più sottovalutato del calcio europeo?

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Non è facile crescere all’ombra di un campione come Jordi Alba, condividere con lui il ruolo e il percorso nel Valencia. I quattro anni di differenza tra i due, quantomeno, hanno permesso a Bernat di prendersi il suo posto nei Ché con il ritorno di Alba al Barcelona.

Il parallelismo tra i due è inevitabile. Entrambi nascono esterni mancini offensivi, anche un po’ allergici alla fase di copertura, poi convertiti a terzini con il passare del tempo. Bernat, in particolare, è stato spostato indietro per la prima volta ai tempi dell’U20 della Roja, guidata da Lopetegui. Il percorso del classe ’93 è stato sempre poco sottolineato: nessun trasferimento multimilionario, nessuna asta di mercato da prima pagina. Ha sempre vissuto sotto la coltre degli uomini da copertina pur vantando un arsenale tecnico di tutto rispetto.

Il suo ingresso in prima squadra con il Valencia è coinciso con la cessione di Mata al Chelsea. Ha giocato prettamente come ala tradizionale prima di arretrare il suo raggio d’azione a causa della cessione di Cissokho e delle difficoltà di Jerome Mathieu a ricoprire il ruolo come Emery richiedeva. Lo stesso Emery che ha abbassato Jordi Alba a suo tempo e che ha puntato più spesso alla rapidità sugli esterni rispetto a terzini con caratteristiche prettamente difensive.

Il passaggio al Bayern Monaco sotto la guida di Guardiola è stato un tassello dell’influenza tiki-taka in Bundesliga assieme ad acquisti del calibro di Xabi Alonso e Thiago Alcantara. Sotto Pep, si delinea tutto il profilo del terzino spagnolo: alternativa ad Alaba inizialmente, ha preso campo con il passare delle settimane nelle gerarchie mostrandosi giocatore perfetto per allungare la rosa. Non in senso stretto (in Germania ha fatto essenzialmente il terzino), ma perché Guardiola ha potuto impiegare Alaba da centrocampista in più di un’occasione.

Le capacità principali di Bernat sono quelle tipiche di un’ala: ha grande dribbling e un controllo palla molto più simile a quello dei centrocampisti. La velocità compensa in parte un fisico piuttosto minuto (1.70m), ma fatica ancora abbastanza contro ali fisiche. Nel PSG, che in estate si era mosso per Guerreiro, ha saputo ancora una volta affermarsi come titolare e le sue doti in fase di possesso permettono ai parigini di alzare il baricentro e poter costruire il gioco anche sulla fascia. A Parigi non è certo il primo terzino con queste caratteristiche, ma il suo rendimento e le sue caratteristiche hanno riportato alla mente di molti tifosi il brasiliano Maxwell che però poteva vantare un’ottima capacità di frapporsi tra palla e uomo con maggiore efficacia.

Nel 4-2-3-1 di Tuchel, che spesso diventa 4-2-4, Bernat garantisce copertura a Di Maria e quelle sovrapposizioni che fanno volume nella metà campo avversaria. Questo movimento a pendolo sulla sinistra crea spazio e permette alla fascia di accentrarsi per dialogare con Mbappé o Icardi/Cavani. Nell’ottica del calcio verticale di Tuchel, Bernat è molto prezioso e merita sicuramente più attenzione.

Cresciuto con il paragone costante con Jordi Alba, si trova davanti il classe ’89 anche in Nazionale non riuscendo ancora a giocare da titolare una grande competizione per Nazionali. La sua considerazione nel tempo non è ancora cresciuta come le sue doti meriterebbero: è sicuramente il terzino più sottovalutato d’Europa.