Benevento, Cannavaro: “C’è ancora da soffrire. Reggina forte, con Inzaghi niente carezze” | OneFootball

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·26 novembre 2022

Benevento, Cannavaro: “C’è ancora da soffrire. Reggina forte, con Inzaghi niente carezze”

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Dopo aver ottenuto il primo successo sul campo della SPAL di Daniele De Rossi, il Benevento di Fabio Cannavaro si prepara ad affrontare un altro Campione del Mondo come Filippo Inzaghi. L’allenatore è secondo in classifica con la sua Reggina. Il mister della Strega ha presentato la sfida in conferenza stampa.

Queste le sue parole, riprese da Ottopagine.it:


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Riavere a disposizione dei calciatori importanti fa piacere. Qualcuno si è allenato ieri per la prima volta con noi, ho deciso di portarli tutti per fargli sentire il profumo dello spogliatoio. Ciò che ho detto subito dopo Ferrara è che l’emergenza non è ancora finita. C’è ancora da soffrire, questi calciatori sono stati fermi per molto tempo. La situazione sta migliorando, ma dobbiamo essere molto attenti. Fa piacere rivederli sul campo.

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Il dubbio sicuramente te lo mettono perché sono calciatori di qualità. Dobbiamo pensare sempre alla famosa gestione. Li ho visti bene, anche a livello mentale hanno pulito quelle paure che c’erano qualche settimana fa. Questa sosta ci ha permesso di lavorare con serenità, un aspetto che mancava da un po’. Abbiamo alzato il livello di tutti. Al di là di chi andrà in campo dobbiamo proseguire sulla strada intrapresa, solo questa può essere la strada giusta per uscire da una situazione di classifica non delle migliori. Sono calciatori forti, quindi sicuramente il dubbio me lo danno.

Quando vedi che mancano due difensori, tra l’altro nazionali, capisci che c’è sempre un’emergenza. Abbiamo lavorato, c’era bisogno di correggere determinate situazioni. Il calciatore evoluto è colui che riesce a capire le situazioni nel minor tempo possibile. Ogni tanto cerco di buttargli delle pillole che possano servirgli durante la partita. La Reggina è una squadra forte ed esperta, con un allenatore che conosce benissimo la serie B. Sa soffrire e sa attaccare, visto che è il miglior attacco della serie B. Porta al gol tanti calciatori, quindi dobbiamo essere consapevoli di questa forza dell’avversario e dovremo essere bravi a limitarli. Solo così potremo esaltare le nostre caratteristiche.

Il fatto di giocare sotto la pioggia è indifferente. Quando uno vuole giocare si può adattare in qualsiasi situazione. Le scelte sono sempre dovute al fatto di chi ho a disposizione, sicuramente non le faccio in base al clima. Guardo molto ciò che mi danno durante la settimana, perché è in quel momento che un calciatore deve dimostrare. Giocare alle 12:30? Non ci ho mai giocato. Penso di lasciarli liberi, senza sveglia. Alle 9:30 c’è una sorta di pranzo. Mezzogiorno è un orario strano, quindi non è una questione legata all’abitudine, ma c’è da capire che questa è una partita molto importante.

Inzaghi? Il fatto di trovare tanti miei ex compagni fa piacere. Pippo ha lasciato un ricordo fantastico a Benevento facendo un qualcosa di straordinario, adesso allena un’altra squadra. Non dobbiamo pensare alle carezze perché per novanta minuti siamo nemici. Durante la partita dobbiamo pensare a fare il nostro lavoro, poi finirà tutto dopo il novantesimo. Pastina? Spetta a lui capire la lezione. Noi possiamo dare solo dei consigli. Deve pensare solo a giocare a calcio senza fare la guerra. Con la tecnologia che c’è è da stupidi avere determinati atteggiamenti.

El Kaouakibi e Kubica sono molto fisici, danno centimetri e danno in campo una presenza importante. Tutti quelli che sono entrati hanno bisogno di crescere di minutaggio. Sono due calciatori bravi. E’ importante fare un minutaggio effettivo nei minuti di recupero. Mi aspetto che si possa giocare di più. Quanto visto all’inizio della stagione, il minutaggio complessivo è davvero poco. Tra giocatori, arbitri si perdono tempo. Noi li alleniamo per giocare novanta minuti e non quarantacinque.

Benevento, Cannavaro dice la sua sull’allenatore-manager

Credo molto nell’allenatore manager, non a caso ho fatto dei corsi perché penso che un tecnico debba avere la conoscenza di quella squadra invisibile che è quella che lavora fuori dal campo. Deve capire le esigenze della società e di coloro che lavorano fuori. Se le due squadre lavorano bene, allora si può andare lontano, altrimenti diventa difficile. Mi piace molto, ma non lo faccio per mancanza di rispetto del direttore. Basta che ognuno mantenga i suoi ruoli”.

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