Juventus, Thiago Motta: “Troppe attese su Koopmeiners, Douglas Luiz ha qualità. Via Fagioli e Kean? Non è stato un errore. Vlahovic e Yildiz? Vi dico tutto” | OneFootball

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·5 de abril de 2025

Juventus, Thiago Motta: “Troppe attese su Koopmeiners, Douglas Luiz ha qualità. Via Fagioli e Kean? Non è stato un errore. Vlahovic e Yildiz? Vi dico tutto”

Imagen del artículo:Juventus, Thiago Motta: “Troppe attese su Koopmeiners, Douglas Luiz ha qualità. Via Fagioli e Kean? Non è stato un errore. Vlahovic e Yildiz? Vi dico tutto”

L’ex allenatore della Juventus Thiago Motta si è aperto ai taccuini del Corriere della Sera per raccontare la brusca separazione con la Vecchia Signora. Tra i temi toccati, anche il rapporto con i giocatori e il precario impatto dei nuovi acquisti.

Nel corso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera (qui la prima parte), l’ex tecnico della Juventus Thiago Motta ha ripercorso le tappe che hanno portato alla separazione con Madama. Prima il rapporto con l’ambiente, poi quello con i giocatori: l’allenatore italo-brasiliano ha detto tutto e, forse, anche di più.


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Juventus, le parole di Thiago Motta

Lei ha detto a Yildiz che non doveva sentirsi Messi?

«Questa cosa con Yildiz mai è successa. Non ho mai detto a Kenan una cosa simile. Ho chiesto tante cose ai miei giocatori, ho delle esigenze e dei principi come allenatore, sicuramente. Possiamo sempre discutere per trovare il modo migliore di fare, però sempre in modo positivo, con rispetto reciproco. Non ho mai avuto questa situazione con Kenan. Chi lo dice è un altro bugiardo».

Cosa pensa di Yildiz?

«Un ragazzo giovane, con un potenziale enorme, che con noi ha giocato tantissime partite da titolare, perché sempre l’ha meritato. Quando non l’ho schierato è perché volevo salvaguardarlo, negli inevitabili momenti di minore forma. Credo che Yildiz avrà un futuro da protagonista perché, al di là del suo talento, è un campione come ragazzo. Come giocatore, ha un grande talento naturale, ma la sua dote migliore è la voglia di lavorare, di migliorare, di fare le cose seriamente. Non è facile trovare un ragazzo, così giovane, con questa mentalità, questa cultura del lavoro. Tutto ciò, insieme alla sua qualità tecnica e fisica, ne sta facendo un ottimo giocatore. È un 2005, avrà un futuro sicuramente importante, se continua a lavorare in questo modo».

Come spiega la rottura con il capitano Danilo?

«Con Danilo abbiamo avuto un buon rapporto. Quando è stato con noi, quando ha giocato, è stato sempre il nostro capitano. È chiaro che stavano emergendo altri giocatori come Savona, che avevo visto molto bene. Era una concorrenza importante che Danilo ha sempre accettato nel miglior modo possibile allenandosi e cercando di fare il meglio. Sono concorrenze, in squadra, che ho sempre favorito, perché è una delle mie convinzioni: fanno crescere il singolo, ma, in automatico, anche la squadra. Il rapporto è stato un rapporto normale tra un giocatore e un allenatore. Poi è finito. Va detto che obiettivo e compito del club era anche ringiovanire la rosa».

Lei ha concordato le campagne acquisti, sia quella estiva che quella di gennaio?

«Sì, sono sempre stato in sintonia con il direttore per la definizione della rosa. Abbiamo iniziato con una squadra che, per motivi sportivi ma anche economici, dovevamo profondamente cambiare. Io non sono entrato nelle valutazioni economiche dei singoli giocatori, ma abbiamo sempre concordato le scelte volte a rinforzare la squadra».

Quanto ha pesato l’infortunio di Bremer? Fino a quel momento la Juventus, per sei partite, non aveva subito gol.

«Giocando ogni due o tre giorni abbiamo avuto tantissimi infortuni. È chiaro che tutti i giocatori sono importanti, però Bremer per questa squadra è fondamentale in tutti i sensi, sia in campo che nello spogliatoio. Con lui in campo abbiamo fatto sei clean sheet. Poi si è fatto male anche Cabal… All’inizio della stagione, quando si parlava della cessione di Bremer, ho chiesto alla società che restasse con noi. Gleison è un giocatore importantissimo, ed è chiaro che senza di lui tutto è stato, è diventato, molto più difficile».

Cosa è successo a Koopmeiners? Perché è irriconoscibile rispetto all’anno scorso?

«Secondo me Koop è stato caricato fin da subito di troppe attese. Ha pesato il costo molto alto del suo acquisto. In questi casi le aspettative aumentano e gravano più di quanto si pensi sul giocatore. Però sono sicuro che saprà fare sempre meglio. È un giocatore di alto livello, è un giocatore che l’anno scorso nell’Atalanta e in Nazionale ha sempre giocato molto bene. Sono convinto che quando si equilibrerà e quando si normalizzeranno le aspettative lui tornerà ai suoi livelli. Ha bisogno di adattarsi al suo ruolo sia nello spogliatoio che in campo, ma migliorerà sempre, perché è un ottimo giocatore, è un bravissimo ragazzo, che lavora molto bene e sono certo che darà tanto a questa squadra».

Lei lo ha molto difeso e tutelato. Le è mancata, dopo l’esonero, una parola di riconoscenza da parte sua?

«No. Il mio modo di agire, piaccia o no, cerca di essere sempre coerente: se vedo in un giocatore impegno, dedizione, voglia di aiutare la squadra lo difenderò sempre. E non cercando qualcosa in cambio, neanche messaggi sui social. I social alterano la realtà: oggi tutto quello che non si dice pubblicamente sembra non esista, non sia vero. Invece per me sono veri e importanti i messaggi ricevuti dai giocatori in via privata. Cosa che è stata fatta da tanti di loro. Pensieri importanti perché sono lo scambio di un sentimento di riconoscenza per quello che si è fatto insieme. Sono stati molti, non solo Koop, mi hanno scritto tantissimi altri ragazzi, anche quelli con i quali magari sono stato più severo, così come le tante persone che, senza essere conosciute, lavorano nel club».

È stato un errore mandare via Kean e Fagioli?

«No, per me no, sono state scelte economiche e non solo tecniche. Certo, a inizio stagione la società non sapeva che Milik non sarebbe mai stato disponibile. Poi è arrivato Kolo Muani che potrà dare un grande contributo alla squadra. Fagioli all’inizio con noi ha giocato molto bene, ma poi ha avuto un periodo di maggiore difficoltà e allora, sempre in sintonia con la società, si è deciso che facesse una nuova esperienza. Mi auguro che Fagioli e Kean possano continuare a crescere come stanno facendo. Un giocatore che abbiamo sbagliato a non trattenere è Nicolussi Caviglia, che sta dimostrando grande qualità».

È vero che ha avuto un difficile rapporto con Vlahovic?

«Dusan ha giocato tantissimo, qualcuno diceva troppo, perché l’ha meritato, perché ha lavorato bene. Delle volte non ha potuto giocare perché ha avuto infortuni che lo hanno tenuto fuori dieci giorni. È un ragazzo intelligente, capace di discutere e condividere le scelte. Il rapporto con lui è stato buono, ma allo stesso tempo è normale che pesi il fatto di scendere in campo o no. Dusan quando non ha giocato non era felice, ma ha avuto sempre rispetto per le mie scelte, ha continuato a lavorare e quando è entrato in campo ha fatto il suo, dando il massimo e cercando di aiutare la squadra».

E Douglas Luiz che in Premier era un fenomeno e in Italia è stato più in infermeria che in campo?

«Luiz ha una grande potenzialità perché è un giocatore che ha tecnica e una dote che a me piace molto: ha personalità e coraggio. Poi sicuramente gli infortuni non lo hanno aiutato perché, per restare in forma, hai bisogno di continuità: di allenarti, giocare, allenarti, giocare, recuperare e lui non ha potuto creare questa dinamica. Sono convinto che abbia tutte le qualità per poter giocare in una squadra grande come la Juventus, perché ha una grande tecnica, ha un buon fisico, è un ragazzo coraggioso, ha voglia di avere la palla, gli piace giocare, non ha paura di assumersi responsabilità».

A lei si deve la scoperta di Savona e Mbangula…

«Nei primi 15 giorni di lavoro non vedevo Savona pronto a affrontare la serie A. Poi, in Germania, lui entra in un momento difficile e vedo un ragazzo sicuro di se stesso, applicatissimo nella fase difensiva, difficile da saltare, tranquillo e sereno con la palla. In allenamento lavorava molto bene, dimostrava di stare meglio delle concorrenze sane che aveva in squadra e per questo, quando andava in campo, era pronto, perché si era preparato nel modo giusto a affrontare il calcio di questo livello. Mbangula ha qualità molto interessanti: sa capire quando giocare, quando dribblare, quando dialogare con i compagni. È un altro esempio che quando un ragazzo ha le qualità, ha il talento e sa lavorare, si possono creare, con il nostro aiuto, le opportunità per emergere».

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