
OneFootball
Emilio Scibona·22 de junio de 2023
🏆 Italia Under 21: storia di una tradizione vincente ma da rinnovare

In partnership with
Yahoo sportsOneFootball
Emilio Scibona·22 de junio de 2023
È iniziato l’Europeo Under 21 in programma in Romania e Georgia: una competizione nella quale l’Italia, giunta alla ventunesima partecipazione alla kermesse, spera di tornare ad essere protagonista.
Con 5 trionfi conquistati infatti gli “azzurrini” sono (assieme alla Spagna) la nazionale più titolata della competizione. Una tradizione che comincia negli anni ’90 durante la gestione di Cesare Maldini.
L’Under 21 azzurra vince tre titoli consecutivi nel 1992, 1994 e 1996 trascinata da diversi giocatori che segneranno un’intera epoca calcistica italiana come Albertini, Dino Baggio, Toldo, Vieri, Panucci, Tommasi e i futuri campioni del Mondo Peruzzi, Filippo Inzaghi, Nesta, Buffon, Totti, Cannavaro (che di Europei ne ha vinti 2 tra il 1994 e il 1996) per citarne alcuni.
Il quarto titolo arriva nel 2000 sotto la guida di Marco Tardelli che porta al trionfo in Slovacchia un gruppo in cui spicca la presenza di altri tre futuri campioni del Mondo: Simone Perrotta, Gennaro Gattuso e Andrea Pirlo, che dell’Under 21 è numero uno all-time sia per presenze 35 (record condiviso assieme al portiere Francesco Bardi) che per reti segnate, 15, primato anche qui condiviso, stavolta con Alberto Gilardino.
Quel Gilardino che 4 anni dopo, nel giugno 2004, è la stella assieme a Daniele De Rossi della squadra che, sotto la guida di Claudio Gentile, conquista il suo quinto titolo in Germania battendo in finale la Serbia. Gilardino e De Rossi ma anche Amelia, Zaccardo e Barzagli nella notte di Bochum un buon antipasto della notte trionfale che vivranno (seppur non tutti da protagonisti) il 9 luglio 2006 a Berlino.
Parte di quella rosa, qualche mese dopo, conquisterà quella che ad oggi è l’ultima medaglia olimpica del calcio italiano, il bronzo ai giochi di Atene. L’ultimo picco prima della parabola discendente vissuta dagli azzurrini, che da allora non si sono più imposti nella massima competizione giovanile europea.
Avari di soddisfazioni i successivi in cui sono arrivate in ordine due eliminazioni nella fase a gironi tra il 2006 e il 2007 (nonostante la presenza in rosa di nomi come Pazzini, Montolivo, Criscito, Aquilani, Pepito Rossi e Chiellini, per citare i più altisonanti), una semifinale persa nel 2009 in Svezia contro la Germania e infine la mancata qualificazione del 2011: il punto più basso di sempre per gli azzurrini.
Dopo il flop del 2011 per la nostra Under 21 è stata un’altalena di illusioni e delusioni. Bene nel 2013 quando la nazionale allenata da Devis Mangia e con in organico talenti come Insigne, Immobile, Verratti, Florenzi ma anche gente che avrebbe avuto una carriera solida come Destro, Sansone, Saponara e Biraghi si arrese solo in finale alla Spagna di Isco, Koke, Morata e Thiago: una squadra, quella Spagna, che per talento ed esperienza sul campo era quasi una nazionale maggiore.
Brucianti invece i flop durante l’era di Gigi Di Biagio. Male nel 2015 quando in Repubblica Ceca il gruppo dei vari Bernardeschi, Romagnoli, Rugani, Benassi, Belotti, Berardi atteso (col senno del poi forse in maniera esagerata) come quello che avrebbe rilanciato il calcio azzurro, esce nella fase a gironi contro Portogallo e Svezia, che saranno poi le due finaliste del torneo. Meglio nel 2017 in Polonia, in cui il cammino finisce alle semifinali contro la Spagna.
Disastro invece nel 2019, all’Europeo casalingo. Meret, Barella, Bastoni, Pellegrini, Zaniolo, Chiesa, Dimarco, Kean, Mancini, Locatelli sono alcuni dei nomi di quella rosa: nomi che fanno impressione adesso come col senno del poi. Eppure quella che poteva essere una campagna trionfale è diventata un incubo.
Gli azzurrini partono col piede giusto battendo la Spagna ma nella partita dopo arriva un clamoroso harakiri contro la Polonia, che vince 1-0. Il successo sul Belgio è a conti fatti inutile: gli iberici vincono il girone (e trionferanno anche in finale) l’Italia è solo la seconda delle migliori terze della fase ai gironi.
L’ultima partecipazione due anni fa, sotto la guida dell’attuale ct Nicolato in un torneo fresco di allargamento a 16 squadre e giocato in due periodi diversi a causa del Covid con la fase a gironi disputata a marzo e quella finale tra fine maggio e inizio giugno: un percorso buono, quello degli “azzurini”, finito con un beffardo e rocambolesco quarto contro il Portogallo vinto 5-3 dai lusitani al secondo supplementare, con la squadra rimasta in 10 per l’espulsione rimediata da Lovato.
Stasera il ritorno in campo. Nella rosa scelta da Nicolato sono sei i giocatori presenti anche due anni fa: Carnesecchi, Bellanova, Lovato, Ricci, Rovella e Tonali, non convocato da Mancini per la Nations League proprio per concentrarsi su questo evento. Un gruppo che può contare su un altro calciatore nel giro della nazionale A, ovvero Gnonto, nonché su tanti giovani che si sono messi in mostra in Serie A: da Scalvini (uno dei più attesi non solo in Italia) a Udogie passando dai vari Miretti, Esposito, Parisi, Colombo. Ci sarebbe stato spazio anche per Fagioli, messo però ko da un infortunio.
La semifinale (con annesso terzo posto) è l’obiettivo minimo, poiché necessario per staccare il pass per quelle Olimpiadi a cui gli azzurrini mancano ormai da Pechino 2008. Un trionfo a 19 anni dall’ultima volta è un sogno non impossibile ma reso complicato da una concorrenza importante che risponde al nome di Germania, Spagna, Portogallo, Olanda e Francia, quest’ultima inserita nel nostro girone assieme alla Norvegia e alla Svizzera, altre due compagini da non sottovalutare.
Il potenziale per sperare in qualcosa di importante questa squadra ce l’ha: tornare a vincere per l’Under 21 significherebbe non solo rinnovare una tradizione ma anche mandare un segnale importante sulle prospettive del nostro movimento. Addolcendo un po’ l’amarezza data dalle finali perse nelle ultime settimane.