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·4. April 2025

De Zerbi risponde alle voci sul Milan: “Nessun club mi ha chiamato. Voglio restare al Marsiglia”

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Roberto De Zerbi ha risposto in conferenza stampa ai rumors riguardanti ai presunti contatti avuti con il Milan.

Fabio Paratici, salvo clamorose sorprese, non diventerà il nuovo direttore sportivo del Milan per questioni legali. A pesare è il limite all’operatività fino al 20 luglio, ovvero la squalifica sportiva che bloccherebbe l’ex Juventus sia nelle trattative che negli aspetti amministrativi. In parallelo alle voci su Paratici, non sono mancati gli accostamenti con protagonista De Zerbi, sempre in orbita Milan. Infatti, il dirigente ha incontrato l’agente dell’allenatore del Marsiglia, scatenando così numerose ipotesi su un possibile arrivo di De Zerbi a Milanello. Proprio riguardo queste voci, il tecnico italiano ha risposto in conferenza stampa: “Ognuno è libero di dire ciò che vuole. Nessuno mi ha chiamato, nessuna squadra. Come ho sempre fatto, non parlo né flirto con nessuna squadra. La mia intenzione è di rimanere qui per molti anni. I matrimoni si fanno in coppia, quindi bisogna vedere come finisce la stagione. La notizia del Milan? Ho detto senza mezzi termini che non era vera. Non ho parlato con nessuno e non parlerò con nessuno“.


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De Zerbi: “I giocatori non sono contro di me”

Il tecnico, sempre in conferenza stampa, ha risposto all’indiscrezione lanciata dall’Équipe.

”Come tutti, ho avuto una settimana molto negativa. Devo tirare fuori il meglio dai miei giocatori. A Parigi ho detto che ero orgoglioso dei miei giocatori, anche contro il Lens, e a Nizza li ho abbracciati tutti. Quando perdiamo certe partite senza dare tutto, questo mi infastidisce, ma sempre per il bene del club e sempre con rispetto. Le cose che sono successe questa settimana sono normali e succedono in ogni spogliatoio. A Marsiglia si manifesta, ma non altrove. Il club era d’accordo perché Pablo era presente alla riunione e mi ha sempre sostenuto. Hojbjerg, Rabiot, Bennacer, giocatori che non amano parlare molto, sono venuti tutti a parlarmi e a dimostrarmi che erano con me”.

“Non accetto che facciamo cose al di sotto del nostro livello massimo. Cerco sempre di condurre l’OM verso l’obiettivo finale, anche se alcuni di voi mi fanno passare per un criminale. A volte sono stato troppo gentile con i giocatori. Benatia, che sarebbe stato un mediatore, a volte è più duro con i giocatori. Leggere cose del genere mi ha fatto arrabbiare. Dire che i giocatori sono contro di me è falso”.

”Lirola bisogna provocarlo”

“Lirola? So che a volte bisogna provocarlo per fargli dare il meglio, sono cose normali e lo rifarei se dovessi farlo. Faccio sempre le cose per il bene del club”.

“Il calcio mi ha dato molto, ma ho anche perso tutto. Durante i miei colloqui e le mie riunioni, tutti sono coinvolti. Non ho paura che quello che dico venga fuori nei vostri articoli. Non ho paura di nulla, né di essere frainteso o tradito. Le notizie escono sempre. Forse dovremmo porci la domanda: “Perché nessun allenatore rimane all’OM per più di due anni? Quello che succede mi spinge a rimanere per tre, quattro o cinque anni perché mi piace essere al centro delle polemiche perché penso di essere dalla parte giusta. Quando faccio un errore, mi scuso, ma in questo caso non ho nulla di cui scusarmi perché l’ho fatto in buona fede per cercare di ottenere una reazione dai giocatori in modo da poter raggiungere il nostro obiettivo di giocare la Champions League l’anno prossimo”.

”Ci siamo allenati 3 volte di fila alle 5 del mattino”

“Non posso dire quale effetto abbia avuto. Abbiamo dovuto interrompere la routine. Dopo le partite contro Lens e Auxerre, mentre eravamo in ritiro, ci siamo allenati alle 5 del mattino per tre giorni consecutivi. Non si trattava di una punizione, ma so come si comporta un allenatore in queste situazioni. Sapevo che queste cose sarebbero uscite e probabilmente so anche chi le ha messe in giro, conosco le fonti. Se avessi voluto evitarlo, avrei potuto agire in modo più tradizionale, senza correre alcun rischio. Ma ho scelto di espormi, consapevole del rischio che corro. E poi, mia madre mi chiama al telefono e mi chiede cosa è successo, e io mi sento come se fossi un criminale, un delinquente“.

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